Ridere è una delle attività più antiche e universali dell’essere umano. Dal punto di vista neurologico, la risata attiva il sistema limbico, quella parte del cervello legata alle emozioni, rilasciando dopamina e riducendo il cortisolo, l’ormone dello stress. Ma cosa ci fa davvero ridere? Secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello ride quando percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade: è esattamente il meccanismo alla base delle barzellette. Non siamo i soli a farlo: anche i primati, i ratti e persino i cani producono vocalizzazioni assimilabili alla risata durante il gioco. La differenza è che solo noi ci ridiamo sopra con un bicchiere di vino in mano. Nell’antica Roma, l’ironia era rivolta soprattutto ai potenti, agli stranieri e ai mestieri considerati “poco nobili”: i comici latini come Plauto costruivano interi spettacoli attorno a equivoci linguistici e malintesi culturali. Niente di così diverso, in fondo, da quello che ancora oggi ci fa sghignazzare.
La barzelletta del carabiniere e la daltonica
Un carabiniere vede una ragazza in macchina che passa con il rosso e la ferma immediatamente.
– Ma non ha visto che il semaforo è rosso?
– Scusi, scusi, ha ragione… ma io sono daltonica! – cerca di giustificarsi la ragazza.
– Beh, cosa vuol farmi credere? Che voi in Daltonia non avete i semafori?
Perché fa ridere
Il meccanismo comico si regge su un classico equivoco linguistico: il carabiniere scambia il termine medico “daltonica” per il nome di una nazione immaginaria, la “Daltonia”. È la teoria dell’incongruenza in azione: il cervello si aspetta una risposta logica e riceve invece un cortocircuito assurdo. La battuta gioca anche sul celebre stereotipo del carabiniere ingenuo, figura ricorrente nell’umorismo popolare italiano, che trasforma un banale controllo stradale in un piccolo capolavoro di nonsense.
