Ridere fa bene, lo dicono i medici, i filosofi e chiunque abbia mai sentito una barzelletta davvero ben congegnata. Ma cosa scatta nel cervello umano quando qualcosa ci fa ridere? Gli studiosi parlano di incongruenza cognitiva: ridiamo quando ci aspettiamo una cosa e ne arriva un’altra completamente diversa. Il cervello ama fare previsioni, e quando viene beffato in modo innocuo, risponde con una risata. Persino alcune specie animali — scimpanzé, gorilla, ratti — producono qualcosa di simile alla risata durante il gioco. Niente barzellette sui topi, però, almeno per ora.
Nel corso della storia, l’umorismo ha assunto forme molto diverse. Gli Antichi Romani ridevano soprattutto delle disgrazie altrui, degli stranieri goffi, degli schiavi maldestri e dei politici incompetenti — in questo, forse, non siamo poi così cambiati. Cicerone stesso dedicò un intero capitolo del De Oratore all’arte del far ridere, convinto che l’ironia fosse uno strumento retorico potentissimo. Oggi ridiamo ancora delle stesse cose, ma con un bersaglio sempre amatissimo: i neopatentati.
Il Diario di una Neopatentata
2 gennaio: Evviva! Mi hanno dato la patente! Finalmente posso guidare senza dover stare ad ascoltare l’istruttore che ripete: “Attenta! Senso vietato”, “Stai andando contromano!”, “Attenta a quella vecchietta, frena, frena!”. Non so proprio come ho fatto a sopportarlo per due anni…
8 gennaio: L’autoscuola ha organizzato una festa perché ho finito. Gli istruttori si sono commossi. Uno ha detto che avrebbe fatto dire una messa di ringraziamento, un altro sembrava avesse le lacrime agli occhi, e tutti hanno brindato per celebrare. È stato molto carino, ma penso che la mia patente non meritasse tanta esagerazione.
12 gennaio: Ho comprato una macchina! Sfortunatamente ho dovuto lasciarla dal concessionario perché mi sostituisse il paraurti posteriore: quando ho provato a uscire, ho messo la marcia indietro invece della prima. Dev’essere la mancanza di pratica — è una settimana che non guido!
14 gennaio: Eccola finalmente, la mia macchina. Ero così soddisfatta uscendo dal concessionario che ho deciso di fare un giro. Evidentemente tanta altra gente ha avuto la stessa idea, perché sono stata seguita da un numero incredibile di automobilisti che suonavano come a un matrimonio! Ho deciso di stare al gioco e ho ridotto la velocità da 10 a 5 km/h… Agli altri la cosa è piaciuta parecchio e hanno suonato ancora di più.
22 gennaio: I miei vicini sono veramente fantastici. Hanno messo dei cartelli con scritto in grande: “ATTENZIONE alle manovre”, mi hanno dato il posteggio più grande e hanno proibito ai loro bambini di uscire quando faccio manovra. Penso che sia per non darmi fastidio. Ci sono ancora persone gentili a questo mondo…
31 gennaio: Gli altri automobilisti suonano continuamente e mi fanno dei segni. Lo trovo simpatico, ma anche un poco pericoloso. Ce n’era uno che voleva dirmi qualcosa, ma non ho trovato il tasto per abbassare i finestrini. Mentre lo cercavo, a momenti tamponavo un tizio. Fortunatamente andavo alla mia velocità di crociera di 10 km/h.
10 febbraio: Gli altri automobilisti hanno abitudini bizzarre. Non solo fanno segni, ma urlano continuamente. Non so cosa dicano perché ho i finestrini chiusi, ma credo cerchino di darmi informazioni. Se dico così è perché mi è sembrato di sentirne uno che diceva “tornatene a casa tua”. Stupefacente. Come ha fatto a sapere dove stavo andando? Quando avrò trovato quel maledetto tasto mi chiarirò parecchi dubbi.
19 febbraio: La città è mal illuminata. Oggi ho fatto la mia prima uscita notturna e ho dovuto guidare sempre con gli abbaglianti accesi per vederci bene. Tutti quelli che ho incrociato sembravano d’accordo con me, perché accendevano anche loro gli abbaglianti — qualcuno pure dei fari supplementari. L’unica cosa che non ho capito è perché suonassero. Forse per spaventare un cane, o un gatto. Va’ a sapere.
26 febbraio: Oggi ho avuto un incidente. Sono entrata in una rotonda e, siccome c’erano parecchie macchine — non voglio esagerare, ma dovevano essere almeno quattro — non sono riuscita a uscire. Ho continuato a girare vicino al centro aspettando un’occasione. Questo mi ha fatto girare la testa e ho finito per andare a sbattere contro il monumento al centro. Dovrebbero limitare la circolazione nelle rotonde a una sola vettura alla volta!
3 marzo: La sfortuna mi perseguita. Sono andata a prendere la macchina al garage e, mentre uscivo, ho sbagliato pedale: ho accelerato a fondo invece di frenare! Ho urtato una macchina che passava, rovinandogli tutta la fiancata destra. Il caso ha voluto che l’autista fosse l’esaminatore che mi aveva dato la patente. Un buon uomo, senza alcun dubbio. Ho insistito che era solo colpa mia, ma lui, molto cortesemente, non ha smesso di ripetere: “Che Dio mi perdoni, che Dio mi perdoni!”
Perché Questa Barzelletta Fa Ridere
Il meccanismo comico qui è cristallino: la protagonista interpreta tutto alla lettera, ignorando sistematicamente la realtà. I vicini che appendono cartelli di avviso? Sono gentili. Gli automobilisti che urlano? Vogliono darle informazioni utili. L’esaminatore che invoca la grazia divina? È semplicemente un uomo cortese. Ogni episodio costruisce un livello in più di quella incongruenza cognitiva di cui parlavamo all’inizio: noi sappiamo benissimo cosa sta succedendo davvero, e proprio per questo ridiamo — di gusto, e senza sensi di colpa.
