La barzelletta del matto al ristorante giapponese che ti farà ridere come un pazzo

Ridere è una delle attività più antiche e misteriose dell’essere umano. Dal punto di vista neurologico, la risata si attiva quando il cervello percepisce un’incongruenza: ci aspettiamo qualcosa, e invece arriva qualcosa di completamente diverso. È proprio questo cortocircuito cognitivo a scatenare il meccanismo del ridere. E no, non siamo gli unici: anche i topi, i delfini e i grandi primati producono vocalizzazioni associate al gioco che gli scienziati considerano una forma primitiva di riso. Quindi, volendo, potete raccontare barzellette anche al vostro criceto. Con moderazione.

Nella storia, l’umorismo ha cambiato pelle continuamente. Gli antichi Romani ridevano soprattutto delle disgrazie altrui, degli schiavi goffi, dei politici corrotti e dei mariti traditi — un filone comico, bisogna ammetterlo, ancora sorprendentemente attuale. Con il Medioevo arrivarono i giullari, unici autorizzati a prendersi gioco del potere senza (troppo) rischio di decapitazione. Oggi l’umorismo si è fatto più sottile, più stratificato — e a volte, come nella barzelletta qui sotto, si nasconde nell’ingenuità più totale.

La barzelletta

Due matti si incontrano e uno propone all’altro:

«Una sera di queste andiamo a mangiare il sushi? Ti piacerebbe?»

E l’altro risponde:

«No, no… lascia stare, non mi piace il sushi!»

«Come mai? Hai mai provato?»

«Sì, ci sono stato una volta, ma ho capito subito che non faceva per me. Appena mi sono seduto, mi hanno portato un sacchettino con dentro due soli grissini… ma sapessi che duri che erano! Non sono neanche riuscito a mangiarli!»

Spiegazione della barzelletta

Se la battuta finale vi ha lasciati perplessi per un secondo, niente paura: siete in ottima compagnia. Il protagonista ha scambiato le bacchette di legno per grissini — quegli utensili sottili e rigidi che nei ristoranti di cucina orientale vengono serviti in una busta di carta proprio prima del pasto. Il malinteso è perfetto nella sua logica storta: un sacchettino, due “grissini” durissimi, e una delusione gastronomica difficile da superare. La comicità nasce tutta dall’innocenza assoluta con cui il personaggio racconta la sua esperienza, convinto di aver ragione su tutta la linea.

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