Il motore che tutti davano per spacciato sta per tornare: ecco perché Stellantis ha cambiato tutto all’improvviso

Il settore automobilistico europeo sta attraversando una fase di profonda trasformazione, e Stellantis sembra intenzionato a rimescolare le carte in tavola. Dopo anni di spinta decisa verso l’elettrificazione della gamma, il colosso nato dalla fusione tra PSA e FCA starebbe valutando un ritorno — almeno parziale — al motore diesel, una tecnologia che molti davano per spacciata ma che continua a godere di una domanda solida da parte degli automobilisti europei.

La crisi dell’elettrico mette in discussione tutto

La transizione verso la mobilità a emissioni zero non sta procedendo con la fluidità che i costruttori si aspettavano. Le vendite di auto elettriche faticano a decollare per ragioni concrete e ben note agli addetti ai lavori: prezzi d’acquisto ancora troppo elevati, autonomia limitata rispetto ai lunghi percorsi autostradali, tempi di ricarica incompatibili con la vita quotidiana di molti automobilisti e una rete infrastrutturale ancora lontana dall’essere capillare.

Il risultato è che il mercato ha risposto in modo tiepido, e i costruttori si trovano oggi a gestire scorte di invenduto e a rivedere strategie industriali pianificate con anni di anticipo. Stellantis non fa eccezione: dopo aver registrato risultati finanziari deludenti e una contrazione significativa delle vendite, il gruppo ha avviato una riflessione profonda su come riorientare la propria offerta senza perdere ulteriore quota di mercato.

Il diesel 2.0 HDi torna in gioco: ecco cosa sappiamo

Secondo le dichiarazioni di Jean-Philippe Imparato, chief operating officer di Stellantis, la domanda di motorizzazioni diesel da parte dei consumatori non è mai davvero scomparsa. Il mercato, soprattutto nei segmenti dei SUV, delle berline e dei veicoli commerciali, continua a esprimere una preferenza netta per questa tecnologia, in particolare tra chi percorre molti chilometri ogni anno.

Il motore al centro della strategia sarebbe il collaudato 2.0 HDi, un’unità con una storia tecnica consolidata all’interno del gruppo, già apprezzata per:

  • Consumi contenuti anche su percorsi misti e autostradali
  • Autonomia superiore a 1.000 km con un singolo pieno, un dato che nessun elettrico di fascia media riesce ancora a eguagliare
  • Affidabilità meccanica dimostrata su milioni di vetture in tutto il mondo
  • Costo di gestione contenuto, particolarmente apprezzato da chi usa l’auto come strumento di lavoro

Il nodo principale, però, rimane quello normativo. Per poter essere omologato e venduto nei mercati europei nei prossimi anni, qualsiasi motore diesel dovrà essere compatibile con gli standard emissivi sempre più stringenti imposti dall’Unione Europea. Un aggiornamento sostanziale del propulsore sarebbe quindi imprescindibile, e richiederebbe investimenti significativi in ricerca e sviluppo.

Diesel evoluto o compromesso necessario?

La domanda che molti si pongono è legittima: ha senso investire oggi nello sviluppo di un motore termico destinato, almeno sulla carta, a essere messo fuori produzione entro il 2035? La risposta, guardando alla realtà del mercato, non è così scontata come sembra.

Il regolamento europeo del 2035 vieta la vendita di nuove auto a benzina e diesel, ma lascia spazio a soluzioni ibride e a carburanti sintetici (i cosiddetti e-fuel). Proprio su questo fronte si stanno concentrando le attenzioni di diversi costruttori: un diesel di nuova generazione, alimentato con carburanti sintetici certificati a basso impatto carbonico, potrebbe teoricamente sopravvivere al 2035 senza violare le normative vigenti.

Non si tratta quindi di un semplice “dietrofront” nostalgico, ma di una strategia industriale articolata che punta a coprire una fascia di mercato ancora ampia e redditizia, in attesa che la tecnologia elettrica raggiunga una maturità commerciale effettiva.

Chi ci guadagna davvero: il profilo del guidatore diesel

Se Stellantis porterà effettivamente avanti questo progetto, il target di riferimento è chiaro: i cosiddetti “macina chilometri”, ovvero professionisti, rappresentanti di commercio, lavoratori pendolari e chiunque percorra mediamente oltre 30.000 km l’anno.

Per questo tipo di utenza, i vantaggi concreti di un diesel moderno sono difficilmente compensabili da qualsiasi alternativa oggi disponibile:

  • Il costo per chilometro rimane tra i più bassi in assoluto
  • Le fermate per il rifornimento sono rapide e le stazioni di servizio capillarmente distribuite
  • La tenuta del valore residuo, storicamente, premia i diesel rispetto agli ibridi di prima generazione

Resta da vedere con quale tempistica Stellantis formalizzerà questa strategia e quali modelli saranno i primi a beneficiarne. I brand del gruppo — da Peugeot a Citroën, da Opel a Fiat — hanno tutti segmenti di gamma in cui un diesel aggiornato potrebbe fare la differenza, soprattutto nei confronti di concorrenti asiatici che stanno conquistando terreno con soluzioni ibride a prezzi aggressivi.

Il mercato sta mandando segnali chiari, e stavolta sembra che Stellantis abbia deciso di ascoltarli.

Nel 2035 quale motorizzazione guideresti ancora senza esitare?
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